Cos'è la scrittura creativa. E sopratutto: serve a qualcosa?
Credo che ai lettori di questo blog una definizione dogmatica di cosa sia la scrittura creativa interessi relativamente (comunque la trovate qui).Posso dirvi come la intendo io e come affronto la questione durante i miei workshop.
Innanzi tutto la creatività non la si può insegnare: o la si possiede o non c'è niente da fare. Certo esistono delle tecniche per farsi venire delle idee (e qualcuna la affrontiamo nel corso) ma il dono di saper raccontare penso sia qualcosa di innato.
Un buon corso di scrittura credo debba servire per rendere consapevoli di quelli che saranno le difficoltà e i tranelli nel raccontare storie.
Quando se ne avrà una da raccontare (altra questione fondamentale).
La questione potrebbe venire dunque posta in questi termini: sono utili i corsi di scrittura creativa?
Io ritengo che lo siano nella misura in cui forniscono strumenti per la narrazione, stimolano a porsi degli interrogativi, incoraggiano la lettura e il confronto, franco e sincero, con gli altri che è un fattore molto importante per uno scrittore alle prime armi.
Non lo sono se ci si va convinti di uscirne come scrittori fatti e finiti.
Frequentare un corso di scrittura, insomma, è un po' come andare ad una scuola di musica: è legittimo e utile però non è detto che andandoci diventerete il nuovo Hendrix della penna.
Etichette: creatività, hendrix, scrittura creativa, workshop




13 Commenti:
dove sono i miei quattro commenti
26 marzo 2008 16.32
Ah non so. Questo blogger non è proprio il massimo per i commenti...
26 marzo 2008 16.38
(scusa e' l'imbranataggine di non riuscire a mandare commenti sul blog, arriverà il messaggio che doveva già arrivare...) ciao
26 marzo 2008 16.43
Quando sento parlare del genio della lampada che fuma il sigaro mentre elabora le sue storie (questa è l'idea di musa ispiratrice che ha Re King quando parla di scrittura creativa nel bellissimo on writing) mi viene in mente uno slalomista che deve dare il meglio per vincere una medaglia. Il tutor fissa i paletti (che sono tanti nella discesa e tutti complicati) ma poi subentrano davvero delle qualità che puoi anche affinare, ma se non sei superdotato (pardon un rimasuglio intellettuale ereditato dai miei trascorsi da tamarro metropolitano) davvero tu la medaglia non la vincerai mai. Il concetto di vincere la medaglia apre inquetanti scenari che al momento forse sono un pò fuori tema. Perchè lo fai maledetto Masini? Per perseguire sogni di successo, di fama o di gloria? Basta acquistare il recente bellissimo libro autobiografico del Miller anteguerra che fece scandalo con il suo tropico del cancro a Parigi per subodorare che non è questa ultima la motivazione principale. In on writing la motivazione si intuisce anche se nel prosieguo di carriera il re è scivolato nella logica della commercializzazione e del profitto staccato un pò dal bisogno psicoespressivo iniziale che lo aveva reso grande: basta seguire i suoi primi lavori per accorgersi che il non scrivere in certi casi ti farebbe impazzire, una scrittura che erutta dalle viscere vista come bisogno impellente di espulsione e liberazione. Ma non vorrei finire fuori tema, ognuno di noi rappresenta solo un punto di vista soggettivo opinabile, nessuno è depositario della verità assoluta. Condivido il taglio generale descritto nel topic perchè si può prendere la creta e modellarla un pò, ma non si può tutto di un fiato apportare alla massa ancora indefinita anche i dettagli. Ogni individuo è una finestra sul mondo e propone il suo modo sghembo di vedere le cose, è chiaro che ognuno poi deve trovare come dice il tutor la sua voce interiore, secondo le sue inclinazioni, usando le sue qualità innate o potenziali e ascoltando i bisogni delle sue necessità impellenti. Sono daccordo sulla schizofrenia epilettica creativa, questa è una cosa che ti viene elargita di default dagli dei (insieme anche a tutte le tue zone d'ombra) e se non ce l'hai ci puoi lavorare su e affinarla, anche se presumibilmente non arriverai mai sul podio. Però se ti senti bene scrivendo e ti diverti, se liberi comunque il tuo piccolo margine potenziale, se senti di progredire e migliorare e di crescere in qualcosa allora la creative writing è proprio potente anche senza aspirare alla medaglia. Non so se l'avete intuito, ma io credo nel potere terapeutico della scrittura e quindi tendo a valorizzare tutta quella irrazionalità istintiva che ne governa le leggi rispetto a tutti quei codici matematici che servono a imporsi scientificamente nel mondo editoriale.
Buone farneticazioni creative a tutti!
Krasin
26 marzo 2008 17.07
Sono diviso fra due blog ;)
Valeria sull'altro mio sito ha postato un quesito interessante che riporto qui:
Carissimi potenziali scrittori,
ho risposto alla fatidica domanda di Roversi circa il significato della scrittura creativa ed ho risposto, per sommi capi così: ” in effetti, in ogni manifestazione dell’arte il talento, se ce l’hai, prima o poi viene fuori, ma il punto è proprio questo. Come farlo venir fuori? Credo che i workshop servano a questo: riuscire a materializzare un’idea, appunto attraverso la scrittura, da coinvolgere l’attenzione del lettore, prima con la mente e poi con il cuore”.
Non so cosa ne pensiate tutti voi, aspiranti scrittori.
Mi piacerebbe saperlo e confrontarmi.
Aspetto vostre osservazioni.
Ciao. V.
28 marzo 2008 10.32
Aspirante si, scrittore no.
Sinceramente io speravo che il Workshop potesse aiutarmi a scrivere meglio ... senza necessariamente portarmi alle cime eccelse da cui auto-nominarmi "scrittore".
Invece da quello che leggo sembra che la "scrittura creativa" non possa fare altro che tirare fuori quello che dovrebbe essere già presente, ma latente.
Un workshop di scrittura creativa potrebbe aiutarmi a condensare i pensieri e le idee in parole e frasi e romanzi.
Ho speranze?
28 marzo 2008 17.25
Un workshop di scrittura, caro Max, potrebbe aiutarti: tutto sta nel vedere con che spirito lo affronti. Se, come ho già detto, ci vai con l'idea di uscirne da scrittore sbagli in partenza. Ma se ci vai con la mente aperta e sei disposto a porti delle domande sullo scrivere e sulle storie che vorresti raccontare, be' in quel caso ti sarà molto utile. Perché ti permetterà di confrontarti con altri, di vedere difetti del tuo modo di scrivere che da solo non avresti mai capito, ecc...
28 marzo 2008 17.31
Mi mandate tutte le domande via mail!
Ecco cosa scrive Lucia:
la mia domanda è la seguente: una che si sente già creativo, quindi scrive e si autofinanzia per pubblicare, e poi riscrive e si autofinanzia per pubblicare, e poi si scoraggia, perché quel muro non riesce a varcare, perché dovrebbe iscriversi ad un corso di scrittura creativa?
31 marzo 2008 10.31
Di motivi ce ne possono essere tanti, Lucia: trovare nuovi stimoli, metterti in discussione, porti nell’ottica di accettare critiche dirette e spontanee da persone che sono lì con te, sedute attorno a un tavolo, che condividono la tua stessa passione. Come è già stato detto, il talento e la creatività non si possono insegnare, al massimo affinare e aiutare ad emergere, ma quelle ti ho elencato sono tutte esperienze che ti fanno crescere come scrittore.
Credo che parlare di scrittura “creativa” significhi proprio questo: uscire dalla dimensione personale dello scrivere e pensare a chi legge.
Ho sempre creduto che il fatto che mi piaccia inventare storie, o meglio, che le inventi costantemente, quotidianamente, facesse di me una scrittrice almeno nell’animo. Ma una delle domande con cui ha esordito Paolo mi ha messo in crisi: “Perché qualcuno dovrebbe leggere quello che scrivi?” Insomma, perché qualcuno dovrebbe essere interessato al mio lavoro? Sarebbe ipocrita, da parte mia, fingere di scrivere solo per me stessa: alcune cose sì, ma altre… beh, sarebbe bello se avessero un significato anche per altre persone.
Comunque, dopo un primo momento di smarrimento, il workshop mi ha costretto a lavorare duro sui personaggi e sulla trama di due storie che nella mia mente erano solo accennate. All’inizio è stato estenuante. Le obiezioni che Paolo e gli altri membri del gruppo sollevavano avevano il potere di spiazzarmi, ma alla fine si sono rivelate preziose. Insomma, ne sono uscita con più idee, e con più voglia di scrivere e di leggere. Non è poco, no?
Senza contare che il clima di complicità che si è creato durante i due incontri era impagabile. Credo che ognuno di noi partecipanti speri con tutto il cuore che gli altri portino a termine il loro romanzo.
Auto-finanziarsi la pubblicazione è sicuramente sintomo di fiducia in se stessi, e questo è positivo. Io non so…non ci ho mai pensato seriamente: mi piacerebbe prima avere l’opinione di un editore. Ma anche qualche sana critica che ti scoraggi un po’ e poi ti stimoli a rialzarti può fare un gran bene!
In bocca al lupo!
Daniela
31 marzo 2008 15.17
@Daniela: mi fa piacere che il workshop ti abbia stimolato a tenere duro. Io cerco di creare quella consapevolezza che spesso manca negli esordienti. E mi sembra che tu l'abbia capito.
@Lucia: autofinanziarsi è sbagliato. Se nessuno investe su di te, nessuno sarà interessato a promuovere il tuo lavoro, farlo circolare ecc. Un editore serve perché il tuo libro sia visibile nelle librerie.
@Tutti: Lorenzo farà da cavia. Mi ha mandato un suo racconto che pubblicherò presto su questo blog. Aspetto i vostri commenti sul suo lavoro, ok?
31 marzo 2008 15.23
Ciao ciccionazzi!
Questo incipit non è casuale e non risente della mia formazione culturale a Oxford (recentemente mi hanno insultato dicendo che sono diventato un intellettuale raffinato). Però è funzionale perchè il mio collega tamarro che lavora presso una grande casa automobilistica parla proprio così (guardo ai suoi blasonati neuroni con una certa invidia) e la materia che passa tra i macroeventi della vita e i microeventi della pagina poi alla fine è davvero è la stessa. Io non so dire se la mia saga umoristica che in realtà parla del tragico (è piena di gag esileranti tra personaggi schizofrenici e mostra il degrado dei nostri tempi moderni) avrà successo o no in futuro. Francamente la cosa non mi turba, io quando scrivo le mie puttanate mi libero e sto bene con me stesso, mi riapproprio di uno spazio che la società moderna mi nega e calpesta, il fatto di avere inventato un genere inedito che è la letteratura condominiale e che mi vede grande e unico esponente rappresentativo (sono davvero il più bravo a scrivere nel mio palazzo e firmo autografi in segreto anche nella canonica) so che rappresenta già un azione terapeutica importante, voi potete dirmele quante volete, passarmi sopra come uno zerbino, utilizzarmi come una pattumiera, fammi diventare come le sfogliatelle umane appiccicate sull' asfalto nei cartoni animati ma io so che in qualunque momento posso impugnare la penna brandendola coma una spada e difendere i miei diritti calpestati. Credetemi questo aspetto è fantastico e non serve solo per riappropiarsi del proprio equilibrio. E squisita vendetta allo stato puro e va contro i messaggi della cristianità senza fare del male a nessuno (chi l'ha detto che bisogna porgere anche l'altra guancia?), lenisce e risana in maniera pulita e indolore. La scrittura creativa? Meravigliosa! Non smettete mai di scrivere e scusate ancora l'incipit (ciccionazzo a chi? Ebbene sì mi diverto con poco)
Krasin
31 marzo 2008 19.57
ehi... grazie a tutti per l'attenzione e le pronte risposte!
un commento al giorno può forse togliere il crampo allo scrittore di torno???
felice primo aprile
a presto
lucilotti
1 aprile 2008 11.15
Krasin mi passi il nome del tuo pusher?
Ciao A.
1 aprile 2008 17.25
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