Un blog dedicato alla scrittura creativa, un luogo di confronto con chi si cimenta nel difficile mestiere dello scrivere

martedì 1 aprile 2008

La scelta

[Cominciamo oggi la sezioni dedicata ai vostri racconti. La nostra prima cavia è Lorenzo Bergamini con il racconto La scelta. Leggete, commentate, siate spietati ;)]

Eccoli li, tutti e tre che mi osservano implacabili, uno di fianco all’altro, dall’altra parte del tavolo. Vorrei toccarli e assaggiarli prima di scegliere chi quella sera sarà al mio tavolo, chi quella sera sarà in me, ma preferisco non farlo perché mi lascerei trascinare e non avrei più scampo, continuerei con tutti e tre.
Raramente è successo che mi sono concessa a tutti, e quando l’ho fatto sono stata male. Giulio, mio marito, mi trovò una sera mezza nuda, accasciata sul pavimento. Farfugliavo, biascicavo parole maledicendo chi mi aveva ridotto in quello stato. Allarmato mi portò all’ospedale.
Il medico di turno pose le solite domande per comprendere i motivi del mio comportamento. Gli risposi che ero attratta da loro, da molto tempo, e che sentivo la necessità di quella esperienza. Poi le lacrime scesero sulle guance quando mi guardai allo specchio. Il mascara che rigava le gote, il rossetto sbavato sulle labbra, mi fecero tornare alla realtà: non mi riconoscevo, sembravo una di “quelle”.
La sera stessa cercai di esprimere a Giulio tutto il mio dispiacere. Con vergogna spiegai che tutto era iniziato per gioco: prima uno e poi l’altro, finché conquistata avevo ceduto completamente.
Giulio comprese, mi perdonò facendomi promettere di non farlo più. Così fu. Ho iniziato a controllarmi, ho smesso di concedermi anche se la loro presenza è persistente, sempre pronti a tendermi un agguato e approfittarsi di me.
La prima esperienza l’ho avuta a soli quattro anni. Mia madre era uscita per fare compere lasciando le porte aperte. Disse che sarebbe rientrata subito. Mi lasciò a casa con mio fratello Antonio che giocava di sopra con il computer, ascoltando musica assordante. Lui non si accorse di nulla.
Mi diressi in cucina per bere. Lui era lì, appoggiato al tavolo. Lo avevo già visto varie volte a tavola con mamma e papà. Lui li rendeva felici, contenti. E dopo cena quando ci portavano nei nostri lettini, loro proseguivano nella camera, giocando a farsi le coccole.
Mia madre gridò quando mi trovò distesa sul pavimento. Se la prese immediatamente con Antonio urlandogli contro, strattonandolo per le braccia.
«Cosa hai fatto a Tua sorella» disse inveendo a voce alta contro Antonio.
Mio fratello non comprendendo cosa stava accadendo subì tutte le ingiurie che voce umana poteva emettere, prendendosi oltre agli spergiuri dei solenni ceffoni da nostra madre.
Alle domande Antonio, bianco in viso, rispondeva in vari modi biascicando le parole mentre lacrime di terrore e dolore gli irrigavano il viso: «Niente… Non ho fatto nulla… Mamma non lo so… Stavo giocando in camera…»
Inconscia degli eventi continuavo a stare distesa sul pavimento freddo. La casa era fredda. I suoni e le urla erano freddi. Solo il comportamento irato di nostra madre era caldo.
Antonio riuscì a scappare in camera solo quando nostra madre allentò la presa, rammentandosi che ero distesa sul pavimento. Mi prese tra le braccia. La mia testa veniva sballottata a destra e a sinistra, come un palloncino appeso a un filo preso a calci. La sua mano si adagiò sul capo
portandolo tra il suo collo e la spalla.
Salì le scale. Tenendomi tra le braccia prese dall’armadio a muro dei teli stendendoli sul letto matrimoniale adagiandomi delicatamente su di essi.
Mi spogliò lasciandomi completamente nuda. Nel mio inconscio riuscivo a intravedere quello che mia madre stava facendo, e quando mi lasciò sola il mio corpo si chiuse in posizione fetale. Tornò con una spugna e un catino pieno di acqua tiepida e profumata.
Vaneggiavo mentre la spugna imbevuta d’acqua percorreva il mio esile corpo per scrostarlo dalle impurità che lo avevano di recente coperto. Mi asciugò e mi avvolse nelle lenzuola.
Rimase al mio capezzale accarezzandomi dolcemente il viso fino a quando mi addormentai.
Nostra madre comprese più tardi che Antonio, di solo due anni in più, non poteva essere stato. Non gli fece le scuse successivamente. Non disse mai nulla a nostro padre, con il timore di ripercussioni: nostra madre ci aveva lasciati soli.
Da quel giorno non rimasi più sola.
Lui però ogni tanto tornava a tavola accompagnato da mamma o papà.
Non accadde più nulla tra noi, non rimasi più sola con lui.
Cresci e fai le tue esperienze. Tutti ti incitano a farle. Si frequentano amici, compagnie differenti e quando stai con loro può accadere che provi con questo, e con quello. Ma non sempre sei soddisfatta di quello che fai.
Le esperienze ti fanno crescere e maturare, dicono. Ma quando ti concedi così facilmente passi per una facile una che non sa controllarsi, a cui un sorso fa girare la testa.
Quando entrano dentro di te provi attimi di gioia, piacere, estasi. Ogni tanto stai male perché sei andata oltre. Ogni volta che lo avvicini, conosciuto o no, tenti di capirlo, lo osservi per scoprire i suoi segreti, se è cresciuto con amore e attenzione. Lasci che i profumi che sprigiona inebrino l’olfatto. Ognuno di loro è unico, naturale, ha la propria conoscenza, il sapere. Ognuno di loro sa come conquistarti, raggirarti.
Loro erano sempre li, tutti e tre. Il mio sguardo impresso su di loro.
Se ne stanno alla luce, al tepore della stanza, irresistibili.
Una mano sulla spalla mi scuote dal torpore in cui mi trovavo. Alzo lo sguardo. Giulio mi sta accanto, lo sguardo sorridente.
«Che fai?» domanda.
Sorrido: «Sto decidendo quale dei tre».
Giulio volse lo sguardo verso i tre: «Da mezz’ora stai qui, e non hai ancora fatto una scelta?»
Dalla mia bocca esce un flebile: «Si».
Le sue labbra sfiorano dolcemente la mia fronte, sposta il viso facendo toccare i nostri nasi, mi bacia sulle labbra: contraccambio.
«Tra un po’ saranno qui, e dobbiamo imbandire la tavola. Che calici devo mettere?» mi chiede avvicinandosi alla credenza dall’altra parte del tavolo.
«E’ una serata importante» dice rivolto alle tre bottiglie, incurvandosi un po’ per osservarle per scegliere la più adatta. «Stasera dobbiamo comunicare ai nostri genitori che aspettiamo un figlio, e vogliamo brindare a questo evento».
Poi mi guarda e indicando le bottiglie chiede: «Quale?»
Le osservo di nuovo. Li osservo tutti e quattro e concludo: «Portali in tavola tutti e tre, il rosso, il bianco e il rosato. Sceglieranno i convitati con quale brindare».
Mi avvicino alle tre bottiglie. Do un bacio a Giulio. Apro lo sportello in alto della credenza. Osservo i calici, ce n’è di varie forme, da utilizzare per qualità differenti di vini. Ne prendo tre diversi. Torno in sala da pranzo per continuare a preparare la tavola.

Etichette: ,

18 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Crea quell'ansia sottile che fa volare verso l'epilogo.
Complimenti.
Alessandra

1 aprile 2008 9.58

 
Anonymous Anonimo ha detto...

il racconto mi sembra ben scritto, ma la trama per me è angosciante.
un po' inverosimile che una bimba di quattro anni arrivi ad ubriacarsi così.
Comunque complimenti!
Carlo

1 aprile 2008 10.39

 
Blogger silvia righi ha detto...

E' strana l'attrazione per la bottiglia in una bambina così piccola. Ricordo che ne odiavo perfino l'odore. Ma hai saputo tenere il lettore sulle corde. Bravo!
Silvia

1 aprile 2008 10.56

 
Blogger Paolo Roversi ha detto...

Bene, vedo che vi state scatenando. Però, siccome siamo qui, in camera caritatis, cerchiamo di trovare cosa non va nel racconto di Lorenzo. Io, a parte il fatto della bambina piccola che beve che trovo poco credibile (la mamma avrebbe sentito odore di alcool), cambierei l'attacco: Eccoli li, tutti e tre che mi osservano implacabili, uno di fianco all’altro, dall’altra parte del tavolo. Già da lì avevo capito che non si trattava di uomini. Il mistero, insomma, viene svelato troppo presto...

1 aprile 2008 10.59

 
Blogger silvia righi ha detto...

Paolo sei diabolico

1 aprile 2008 11.05

 
Anonymous Anonimo ha detto...

L’idea è davvero buona, bravo!
E il racconto mi è piaciuto tranne, ammetto, un po’ il finale. Dato che dobbiamo essere spietati, ecco i miei commenti:

1) Anch’io modificherei l’età della protagonista quando inizia a bere. La farei un po’ più grande. Ed è vero che la madre se ne sarebbe accorta subito, a meno che non si tratti di un contesto famigliare difficile, dove lei si rende a malapena conto della presenza della figlia, o qualcosa del genere.

2) Se lei dice : “ma preferisco non farlo perché mi lascerei trascinare e non avrei più scampo”, io capisco che non è ancora sicura di se stessa. E credo che, con il rischio che ripiombi nell’alcolismo, il marito non sarebbe così tranquillo nel chiederle se ha già scelto il vino. Forse, vedendola osservare le bottiglie così a lungo, mostrerebbe qualche segno di inquietudine prima di fidarsi del fatto che non ci riproverà, magari con un’inflessione della voce, o una certa espressione degli occhi… Anche perché hai scelto l’inizio della gravidanza come momento del racconto: un’ottima scelta perché può essere una motivazione fortissima per non ricommettere l’errore, ma allo stesso tempo uno dei momenti più pericolosi per, diciamo, indurla in tentazione servendo del vino a tavola. Forse potresti sottolineare di più questa contrapposizione.

Un’ultima cosa. Mi piace quando il marito dice: “Tra un po’ saranno qui” perché crea un attimo di sorpresa. Chi? Cosa sta per succedere? Ma la frase che pronuncia subito dopo: “Stasera dobbiamo comunicare ai nostri genitori che aspettiamo un figlio, e vogliamo brindare a questo evento” mi sembra un po’ artefatta, poco naturale.

Ho riempito il mio commento di “forse”, “magari”, “credo”… perché ovviamente sono punti di vista strettamente personali e non è bello fare le pulci a un racconto ben scritto. Spero solo di esserti stata un po’ di aiuto!
Ciao

Daniela

1 aprile 2008 12.38

 
Anonymous Anonimo ha detto...

A me il racconto è piaciuto.
Due domande: perchè la protagonista si pone di continuo il problema di come la possono vedere gli altri?
Questo continuo richiamo alla paura di essere ritenuta "facile" sia all'ospedale che in seguito, che la debolezza porti alla pedita di un controllo.
E' come se lo scrittore ritenesse altrettanto scandaloso e grave passare per una di quelle e bere a 4 anni.
Lei come si sente? è solo la paura di perdere il consenso che la porta a cercare di smettere?
Sembra una bimba che promette di non farlo mai più quando parla al marito, che non si sia mai mossa da quando aveva 4 anni...
I miei complimenti per il ritmo invece, viene voglia di arrivare fino in fondo, e non è cosa da poco.
Ciao Alessandra

1 aprile 2008 15.31

 
Anonymous Anonimo ha detto...

Va bene, cerco di tenermi e di fornire solo spinte involutive, se c'è una cosa che proprio non mi piace fare è prendere posizione e dire questo è bianco e questo è nero mentre di fatto penso che le cose siano sempre permeate di
una cortina grigio zen. Poi lo sappiamo come sono gli
scrittori, si incazzano subito se qualcuno tocca le loro
creature e questo paletto del rispetto deve essere sacro e
inviolabile.
L'idea centrale del racconto è ottima, è come una piccola perla che sguazza nel fango, la bellezza resiste sempre nel tempo, all' inizio pensavo di essere dentro una trama selvaggiamente perversa alla Eyes Wide Shut salvo
ricredermi ovviamente nel prosieguo (mannaggia!).
Un bel lavoro di cesoie animalista (è per fare il verso a Carver che qui salirebbe in cattedra con il suo minimalismo, con il suo ridurre tutto all' osso eliminando
il superfluo, spolpando la carne in eccesso) potrebbe servire a isolare l'oro che c'è nel retino. Io posso dire quello che mi suona o non mi suona, che mi piace o non mi piace (attenzione, è tutto volatile come la memoria ram di un pc, è solo una questione di punti di vista e gusti personali), ma la premessa è che fatte le dovute correzioni, perchè come dice Deaver la short stories è come una pallottola e deve essere perfetta e luccicante sotto ogni punto di vista, quello che rimane è una gemma, perchè qui la creatività irrompe regalando una rivelazione finale inaspettata. Forse come ha già detto qualcuno bisognava conservare l'effetto finale con un' ultima frase illuminante modello San Paolo sulla via di Damasco, qui purtroppo si intuisce che non si ha a che fare con un groviglio di corpi peccaminosi da censura!
In un racconto di questo tipo di stampo verista alla Verga la storia dei quattro anni non è credibile, così come suona troppo prolissa quella parte in cui la mamma fa un sacco di cose per ripulire la bimba dall' abominio che tra l'altro ha anche cosapevolezza di avere un inconscio, mentre io non
mi ricordo nemmeno che cosa ho fatto ieri prima di vedere
il pusher di zona (non ne ho bisogno sono fortunatamente
fuso naturale così posso diventare il più grande scrittore
condominiale di tutti i tempi senza l'ausilio di droghe).
Ci sono poi tempi di verbi che non mi suonano. Ho visto delle piccole ripetizioni, insomma c'è un sacco di roba arzigogolata che in un racconto di questo tipo basato sullo sparo immediato io taglierei con il machete; ma non voglio
vivisezionare tutto con il piglio scorbutico del chirurgo, non posso nè permettermelo, nè cadere in errore dalla premessa iniziale. Se poi venissi a scoprire che 'autore è alcolizzato e ha scritto questo racconto perchè voleva espellere in maniera creativa il suo vissuto allora sono pronto a modificare la mia opinione per scrivere anche sui muri che è questo è il racconto più bello scritto dalla
notte dei tempi, ma dubito che sia così, si intuisce nella sequenza un lavoro di costruzione che è più tecnico e meno sofferto che spontaneo. Per fortuna volevo essere stringato, mi sento ancora di farneticare per concludere al nostro collega (non potenziale scrittore ma bruco che sta diventando farfalla) che se riesce a ripulire la pallottola e farla diventare luccicante, lui produce e libera qualcosa di qualitativamente importante. Solo adesso intravvedo le insidie veicolate dal nostro tutor, scrivere a volte può anche essere molto complicato. E chi non ama le seconde e terze stesure in riscrittura come il sottoscritto è
parzialmente fregato (mi rimane sempre la supremazia intellettuale di quartiere, in fondo scrivo pur sempre meglio del verduriere all' angolo e a me sta bene così). Vi saluto adesso provo a riscrivere il racconto al contrario, di uno che vede delle bottiglie all' inizio ma che invece pensa a come fare sesso con la donna delle pulizie alla fine. Ciaooo!

Krasin

1 aprile 2008 20.50

 
Anonymous marta ha detto...

a parte il fattore sorpresa che è labile e facilmente riconoscibile, a parte la faccenda della bimba di 4 anni... cose già dette, punterei l'attenzione sullo stile. Eviterei passaggi troppo fitti di tempi verbali. Succede un pò in tutto il racconto ma ti faccio l'esempio del secondo capoverso in cui passi allegramente da un passato remoto a un imperfetto a un passato prossimo ( anche se non in questo ordine)
Inoltre indulgi un pò troppo sui gerundi. " Non comprendendo cosa stava succedendo..., prendendosi" tre in due righe sono veramente tanti. Un altro piccolo appunto. : " osservo i calici. Ce ne SONO di varie forme"
Bene. detto questo, trovo il tuo racconto abbastanza originale e scritto in maniera sempilce e comprensibile a chi legge come deve essere ogni racconto che si rispetti.
Ciao
Marta

1 aprile 2008 21.10

 
Blogger Paolo Roversi ha detto...

Wow Marta non scherza per niente: dritta al punto come un treno. Mi piace! Ora però aspettiamo da Lorenzo le sue repliche, anzi propongo questo: che Lorenzo, se ritiene utili i consigli, riscriva il racconto e lo ripubblicheremo fra un mesetto. Così come faremo coi successivi, ok?
A proposito chi è il prossimo agnello sacrificale?

2 aprile 2008 9.22

 
Anonymous Anonimo ha detto...

presto il fianco io se volete, ho provato a imitare uno dei miei idoli (Clive Barker) e sono finito sedicesimo in un concorso molto spartano. Il link lo trovate a questo infirizzo, http://www.sognihorror.com/classifica%20finale.htm
Krasin è in sedicesima posizione con il titolo onomatopeico (unico complimento ricevuto dai forum annessi, secondo alcuni era musicale) trttico delle lacerazioni, firmato ovviamente da una identità faraonica. In rete ho molte nefandezze presenti, posso dirvi che ogni venti menate che scrivo, una di queste riceve sempre un premio di consolazione (due anni fa l'università di Roma mi diede il primo premio citando Orwell su un concorso a tema, finora è il mio risultato migliore, ma sono a caccia di altre piccole gratificazioni) il mio obiettivo dichiarato è diventare il più grande esponente della letteratura condominiale qui a Torino e nello specifico in Borgata Vittoria è evidente che ognuno di voi può acquisire se lo vuole la supremazia letteraria nella sua zona se circoscritta come la mia. Insomma il mio destino letterario sembra che oscilli tra le stelle e le stalle, forse qui vi ho mostrato una via di mezzo per chi ama l'horror. Buon massacro ragazzi e saluti dal vostro zerbino.

Krasin

2 aprile 2008 18.53

 
Anonymous Anonimo ha detto...

Prima di iniziare con il tuo, Krasin, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Lorenzo dei commenti.

Mi è capitato spesso in questi giorni di pensare ai tuoi protagonisti, Lorenzo. (il che è un ottimo risultato per un racconto!).
La lettura di Alessandra mi sembra interessante: una bambina che non sa dire di no. è così che la vedi tu?

E come vedi il marito? A me sembrava un po' inverosimile il fatto che assecondasse i sentimenti della moglie, senza restarne almeno un po' preoccupato. Forse, però, è proprio così. Si rende conto del pericolo? Sono consapevoli del loro problema? Oppure, negandolo, facendo finta di niente, rischiano di compromettere perfino la cosa più bella, la gravidanza?

Daniela

3 aprile 2008 8.40

 
Anonymous Anonimo ha detto...

Ciao!
Ma dove siete finiti tutti? Avete letto il racconto di Krasin?
daniela

4 aprile 2008 15.13

 
Anonymous Lorenzo ha detto...

Ciao a Tutti, leggo i Vostri commenti e devo dire grazie. Non sono intervenuto fino ad ora perchè mi è stato impossibile leggere le email. Mi permetto di dare solo un commento veloce e risponderò nei prossimi giorni agli altri.
La storia è in parte vera e cioè: una bimba di quattro anni ha bevuto e si è ubriacata ad insaputa dei genitori. Aveva visto la bottiglia nel frigo pensando fosse the. Ha assaggiato. Gli è piaciuto il contenuto. Io ho romanzato il resto, quanto? Non si può dire!
Non posso dire il nome di questa bambina che oggi ha 26 anni: è la figlia di un mio carissimo amico. Una precisazione: non beve.
Buona serata a tutti.

5 aprile 2008 20.40

 
Anonymous Anonimo ha detto...

Ciao a tutti!

Non amo molto l'horror e ho letto il racconto di Krasin un po' troppo velocemente. Quindi chiedo perdono all'autore se la mia lettura è un po' superficiale.

Queste sono le mie impressioni a caldo:
In generale, mi sembra più una riflessione sul dolore nell’arte che un racconto dell’orrore. L’elemento “terrore” arriva tardi nella narrazione ed è debole: gli occhi nei ritratti che sembrano seguire la protagonista, le porte sbarrate… sono espedienti che ormai non generano più molta tensione. Il presagio di qualcosa di terribile dovrebbe, credo, essere presente fin dalle prime righe.

Dal punto di vista dello stile, secondo me usi un po’ troppi aggettivi. Specialmente con il tema che hai scelto, delle descrizioni semplici, più impersonali, potrebbero generare molta più angoscia.

Ci sono un po’ di sviste di ortografia, forse dovute alla trasposizione su internet.

Il tema, comunque, è interessante. Tra parentesi, c’è una mostra di Francis Bacon a Milano che potrebbe interessarti.

Daniela

Ps: Forse se il pittore e la ragazza si incontrassero subito…

8 aprile 2008 16.23

 
Blogger Paolo ha detto...

Darei una bella sforbiciata ai gerundi. Il resto scorre, anche se l'incipit mette già sulla strada. Infine, darei qualche anno in più alla piccola cosacca...

9 aprile 2008 11.28

 
Anonymous aLBERO ha detto...

Ma quanti anni ha l'autore di questa porcata? Non più di 15, suppongo (e spero).
La forma è veramente poco curata. Il punto forte dovrebbe essere la storia, il disvelamento finale, il misunderstanding ricercato, ma già dall'inizio si capisce che ci sarà e quindi non ha senso che ci sia. Se l'avessi fatta scopare da tre uomini davanti agli occhi del marito sarebbe stato più sorprendente.
Comunque complimenti per il coraggio.

22 luglio 2008 17.17

 
Blogger Lorenzo Bergamini, Scrive ha detto...

Ciao "Albero",
grazie...
Non mi offendo, non ne vedo il motivo, le critiche servono per questo, anche se dietro il nome "Albero" vi è puro anonimato.
Che dire:
- chi l'ha letto, ha fornito giudizio positivo, in percentuale, per essere cattivo con me stesso direi un buon 70%
- chi l'ha ascolto, ha fornito giudizio positivo, in percenttuale, vogliamo essere cattivi, tremendendamente cattivi, stiamo sul 70%
Quindi...
La critica è anche questa, e cioè le cose possono piacere come anche no!
Ciao "Albero", spero di "sentirti" presto, anche se sarai ugualmente sempre negativo!
Lorenzo

30 luglio 2008 18.50

 

Posta un commento

Link a questo post:

Crea un link

<< Home page