[Cominciamo oggi la sezioni dedicata ai vostri racconti. La nostra prima cavia è Lorenzo Bergamini con il racconto La scelta. Leggete, commentate, siate spietati ;)]Eccoli li, tutti e tre che mi osservano implacabili, uno di fianco all’altro, dall’altra parte del tavolo. Vorrei toccarli e assaggiarli prima di scegliere chi quella sera sarà al mio tavolo, chi quella sera sarà in me, ma preferisco non farlo perché mi lascerei trascinare e non avrei più scampo, continuerei con tutti e tre.
Raramente è successo che mi sono concessa a tutti, e quando l’ho fatto sono stata male. Giulio, mio marito, mi trovò una sera mezza nuda, accasciata sul pavimento. Farfugliavo, biascicavo parole maledicendo chi mi aveva ridotto in quello stato. Allarmato mi portò all’ospedale.
Il medico di turno pose le solite domande per comprendere i motivi del mio comportamento. Gli risposi che ero attratta da loro, da molto tempo, e che sentivo la necessità di quella esperienza. Poi le lacrime scesero sulle guance quando mi guardai allo specchio. Il mascara che rigava le gote, il rossetto sbavato sulle labbra, mi fecero tornare alla realtà: non mi riconoscevo, sembravo una di “quelle”.
La sera stessa cercai di esprimere a Giulio tutto il mio dispiacere. Con vergogna spiegai che tutto era iniziato per gioco: prima uno e poi l’altro, finché conquistata avevo ceduto completamente.
Giulio comprese, mi perdonò facendomi promettere di non farlo più. Così fu. Ho iniziato a controllarmi, ho smesso di concedermi anche se la loro presenza è persistente, sempre pronti a tendermi un agguato e approfittarsi di me.
La prima esperienza l’ho avuta a soli quattro anni. Mia madre era uscita per fare compere lasciando le porte aperte. Disse che sarebbe rientrata subito. Mi lasciò a casa con mio fratello Antonio che giocava di sopra con il computer, ascoltando musica assordante. Lui non si accorse di nulla.
Mi diressi in cucina per bere. Lui era lì, appoggiato al tavolo. Lo avevo già visto varie volte a tavola con mamma e papà. Lui li rendeva felici, contenti. E dopo cena quando ci portavano nei nostri lettini, loro proseguivano nella camera, giocando a farsi le coccole.
Mia madre gridò quando mi trovò distesa sul pavimento. Se la prese immediatamente con Antonio urlandogli contro, strattonandolo per le braccia.
«Cosa hai fatto a Tua sorella» disse inveendo a voce alta contro Antonio.
Mio fratello non comprendendo cosa stava accadendo subì tutte le ingiurie che voce umana poteva emettere, prendendosi oltre agli spergiuri dei solenni ceffoni da nostra madre.
Alle domande Antonio, bianco in viso, rispondeva in vari modi biascicando le parole mentre lacrime di terrore e dolore gli irrigavano il viso: «Niente… Non ho fatto nulla… Mamma non lo so… Stavo giocando in camera…»
Inconscia degli eventi continuavo a stare distesa sul pavimento freddo. La casa era fredda. I suoni e le urla erano freddi. Solo il comportamento irato di nostra madre era caldo.
Antonio riuscì a scappare in camera solo quando nostra madre allentò la presa, rammentandosi che ero distesa sul pavimento. Mi prese tra le braccia. La mia testa veniva sballottata a destra e a sinistra, come un palloncino appeso a un filo preso a calci. La sua mano si adagiò sul capo
portandolo tra il suo collo e la spalla.
Salì le scale. Tenendomi tra le braccia prese dall’armadio a muro dei teli stendendoli sul letto matrimoniale adagiandomi delicatamente su di essi.
Mi spogliò lasciandomi completamente nuda. Nel mio inconscio riuscivo a intravedere quello che mia madre stava facendo, e quando mi lasciò sola il mio corpo si chiuse in posizione fetale. Tornò con una spugna e un catino pieno di acqua tiepida e profumata.
Vaneggiavo mentre la spugna imbevuta d’acqua percorreva il mio esile corpo per scrostarlo dalle impurità che lo avevano di recente coperto. Mi asciugò e mi avvolse nelle lenzuola.
Rimase al mio capezzale accarezzandomi dolcemente il viso fino a quando mi addormentai.
Nostra madre comprese più tardi che Antonio, di solo due anni in più, non poteva essere stato. Non gli fece le scuse successivamente. Non disse mai nulla a nostro padre, con il timore di ripercussioni: nostra madre ci aveva lasciati soli.
Da quel giorno non rimasi più sola.
Lui però ogni tanto tornava a tavola accompagnato da mamma o papà.
Non accadde più nulla tra noi, non rimasi più sola con lui.
Cresci e fai le tue esperienze. Tutti ti incitano a farle. Si frequentano amici, compagnie differenti e quando stai con loro può accadere che provi con questo, e con quello. Ma non sempre sei soddisfatta di quello che fai.
Le esperienze ti fanno crescere e maturare, dicono. Ma quando ti concedi così facilmente passi per una facile una che non sa controllarsi, a cui un sorso fa girare la testa.
Quando entrano dentro di te provi attimi di gioia, piacere, estasi. Ogni tanto stai male perché sei andata oltre. Ogni volta che lo avvicini, conosciuto o no, tenti di capirlo, lo osservi per scoprire i suoi segreti, se è cresciuto con amore e attenzione. Lasci che i profumi che sprigiona inebrino l’olfatto. Ognuno di loro è unico, naturale, ha la propria conoscenza, il sapere. Ognuno di loro sa come conquistarti, raggirarti.
Loro erano sempre li, tutti e tre. Il mio sguardo impresso su di loro.
Se ne stanno alla luce, al tepore della stanza, irresistibili.
Una mano sulla spalla mi scuote dal torpore in cui mi trovavo. Alzo lo sguardo. Giulio mi sta accanto, lo sguardo sorridente.
«Che fai?» domanda.
Sorrido: «Sto decidendo quale dei tre».
Giulio volse lo sguardo verso i tre: «Da mezz’ora stai qui, e non hai ancora fatto una scelta?»
Dalla mia bocca esce un flebile: «Si».
Le sue labbra sfiorano dolcemente la mia fronte, sposta il viso facendo toccare i nostri nasi, mi bacia sulle labbra: contraccambio.
«Tra un po’ saranno qui, e dobbiamo imbandire la tavola. Che calici devo mettere?» mi chiede avvicinandosi alla credenza dall’altra parte del tavolo.
«E’ una serata importante» dice rivolto alle tre bottiglie, incurvandosi un po’ per osservarle per scegliere la più adatta. «Stasera dobbiamo comunicare ai nostri genitori che aspettiamo un figlio, e vogliamo brindare a questo evento».
Poi mi guarda e indicando le bottiglie chiede: «Quale?»
Le osservo di nuovo. Li osservo tutti e quattro e concludo: «Portali in tavola tutti e tre, il rosso, il bianco e il rosato. Sceglieranno i convitati con quale brindare».
Mi avvicino alle tre bottiglie. Do un bacio a Giulio. Apro lo sportello in alto della credenza. Osservo i calici, ce n’è di varie forme, da utilizzare per qualità differenti di vini. Ne prendo tre diversi. Torno in sala da pranzo per continuare a preparare la tavola.
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